Letteratura Scientifica
L'utilizzo dell’aspirina in prevenzione secondaria ha dimostrato effetti positivi nella multimorbilità da malattie cardiovascolari e potenzialmente anche nel cancro, grazie anche agli effetti sulla senescenza cellulare, principalmente nelle persone di età compresa tra 40 e 60 anni. Poiché l'aspirina è relativamente ben tollerata
con un profilo di effetti collaterali noto, facilmente accessibile ed economica, l'assunzione giornaliera a basso dosaggio è stata in molti studi ipotizzata come un intervento volto al mantenimento di una vita più sana.
Un recente studio osservazionale di follow-up denominato ASPREE-XT, pubblicato su Lancet, ha considerato gli effetti di tale farmaco in termini di prolungamento della vita in assenza di disabilità e di disturbi neurocognitivi in soggetti ultrasessantacinquenni con prevalenza di età tra i 70 e gli 80 anni, con fattori di rischio cardiovascolari.
Lo studio ha concluso che la terapia a basso dosaggio con aspirina (100 mg/die) non prolunga la durata di vita sana e indipendente negli anziani. Lo studio non ha rilevato nemmeno benefici a lungo termine nella prevenzione della demenza o della disabilità fisica, ma ha identificato un rischio persistente a lungo termine di emorragia maggiore associato all'uso di aspirina.
Tale risultato incoraggia l’uso ragionato di una delle terapie di più comune riscontro nell’anziano nell’ottica della prescrizione corretta e responsabile
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giovedì 30 ottobre 2025
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All’inizio della campagna vaccinale antinfluenzale è utile considerare un lavoro che ha esaminato l'efficacia del vaccino antinfluenzale in oltre 2 milioni di anziani in Taiwan, evidenziando i benefici nella riduzione delle ospedalizzazioni e delle complicazioni associate all'influenza.
Dai dati raccolti in questa ampia coorte l’efficacia del vaccino (VE) nei confronti delle ospedalizzazioni associate all'influenza è stata del 14%, mentre la riduzione del rischio di morte associata all'influenza del 30%, in maniera simile la percentuale delle complicazioni respiratorie è stata stimata del 12-26%. Tutto ciò ha portato ad un risparmio totale stimato di 3 milioni di USD soprattutto grazie alla riduzione delle ospedalizzazioni.
Altri aspetto considerati dagli Autori sono la raccomandazione a vaccinare anche i caregiver per ottimizzare la protezione, la necessità di una vaccinazione annuale per ridurre episodi gravi e complicazioni e di raggiungere una copertura vaccinale del 75% per evitare epidemie annuali.
Sembrano infine preferibili i vaccini ad alta dose specialmente nei soggetti più fragili.
lunedì 20 ottobre 2025
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Studi recenti dimostrano un legame tra la vaccinazione contro l'herpes zoster ed una riduzione del rischio di sviluppare demenza. In questo studio australiano che ha preso in considerazione oltre 100.000 pazienti con età media di 62 anni sottoposti a vaccinazione per HZV è stata osservata una diminuzione del 20% del rischio di demenza nell’arco di sette anni negli individui vaccinati rispetto a quelli non vaccinati. Questo effetto protettivo è associato sia alla vaccinazione completa che a quella parziale e la ricerca suggerisce che il collegamento potrebbe essere causale, potenzialmente dovuto alla riduzione della neuroinfiammazione o ad altri effetti positivi sul sistema immunitario
lunedì 20 ottobre 2025
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L’uso degli inibitori del SGTL2 nella popolazione adulta è sempre più diffuso con indubbi benefici sul piano cardiovascolare e metabolico. I dati nella popolazione anziana sono invece ancora meno numerosi soprattutto se riferiti al “real world”. Questo recentissimo editoriale illustra i benefici della terapia con la suddetta classe di farmaci anche nella popolazione anziana sottolineando come siano efficaci e sicuri compresi negli over 80. Sebbene possano verificarsi alcuni rischi legati all'età, come infezioni genitourinarie e deplezione di volume, la sicurezza complessiva è paragonabile a quella della popolazione più giovane ed i benefici cardiovascolari e renali rimangono costanti in tutte le fasce d'età. In linea con il principio cardine della medicina geriatrica, la decisione di utilizzare gli inibitori SGLT2 negli anziani dovrebbe quindi considerare i fattori di rischio individuali, la fragilità e altri farmaci, piuttosto che basarsi esclusivamente sull'età . Pertanto, in accordo con le recenti linee guida della Società Europea di Cardiologia, che raccomandano gli inibitori SGLT-2 per i pazienti con insufficienza cardiaca con frazione di eiezione ridotta, le prove supportano il loro utilizzo anche negli anziani affetti da questa condizione.
lunedì 20 ottobre 2025
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An algorithm for non-invasive diagnosis of amyloid transthyretin cardiac amyloidosis (ATTR-CA) and novel
disease-modifying therapies have prompted an active search for CA. We examined the prevalence of CA in different settings based on literature data
martedì 27 maggio 2025
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Hypertension and orthostatic hypotension (OH) frequently coexist in the older population, both stemming from impaired blood pressure (BP) regulation. Managing hypertension in patients with OH presents a significant clinical challenge, particularly in frail older adults who are also prone to falls.
martedì 6 maggio 2025
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Ageing is a scientifically fascinating and complex biological occurrence characterised by morphological and functional changes due to accumulated molecular and cellular damage impairing tissue and organ function. Ageing is often accompanied by cognitive decline but is also the biggest known risk factor for Alzheimer’s disease, the most common form of dementia.
martedì 6 maggio 2025
| Letteratura Scientifica
The uniform lifestyles of participants minimized potential confounds of the study.
∙ Early-life cognitive ability influenced late-life cognitive outcomes.
∙ Some participants with AD pathology did not exhibit dementia.
∙ Neuropathological comorbidities were common and increased the risk of dementia.
martedì 6 maggio 2025
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